Rebranding? Se necessario si.

Rebranding? No connessione emotiva, no fedeltà di marca.

Perché è necessario fare un rebranding? Perché il mercato evolve, così come le aspettative del consumatore. Per comunicare un cambiamento, una nuova direzione strategica. Per svecchiarsi, per by-passare una crisi di reputazione. Per riposizionarsi. E, soprattutto, per ristabilire una connessione emotiva col target.

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Rebranding significa essere rilevanti per il target.

Creare un brand significa vestire un prodotto, conferirgli uno stile e una personalità che evocano un determinato valore-rilevante per il target, valore che genera un sentimento di appartenenza, fiducia. Quando progettiamo un brand diamo una fisionomia – visiva, testuale, concettuale, emotiva – ad un prodotto/servizio/azienda per fare in modo che quel prodotto/servizio/azienda sia percepito: autorevole, stiloso, efficiente, cool, innovativo, tradizionale, internazionale, sostenibile. Quale valore, ce lo direte voi.

L’obiettivo numero uno di un’operazione di branding – quindi – è fare in modo che il prodotto/servizio/azienda proietti il ‘desiderato del target’. In agenzia diamo forma ogni giorno a brand identity in linea con le aspettative ma, nel tempo, le cose possono cambiare e la strategia, così come la brand identity, richiedono un rebranding – un’operazione che ha l’obiettivo di riposizionare/riaccendere la connessione emotiva tra target e prodotto/servizio/azienda (che è la base della fedeltà di marca).

Ma quando è necessario?

  • Evoluzione del mercato (rebranding per intercettare le nuove aspettative)
  • Cambiamento di direzione strategica, nuovo modello di business (rebranding per comunicare una nuova filosofia)
  • Svecchiare l’immagine (rebranding per continuare ad essere significativi)
  • Nuovo pubblico a cui vogliamo rivolgerci (rebranding per parlare lo stesso linguaggio del nuovo target)
  • Crisi di reputazione (rebranding per assumere una nuova identità)
  • Riposizionamento (rebranding per ridefinire ciò che si rappresenta)

Il rebranding non è tanto: faccio l’upgrade del logo. È: ristabilisco la connessione emotiva col target.

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credits: www.foodweb.it

Qualche esempio?

  • Il mercato dell’automotive, ad esempio, è andato sempre di più verso la necessità di comunicare: stile e innovazione. La brand identity – da Audi a Ford, da Bmw a Mercedes – è diventata sempre più minimal – il linguaggio dell’eleganza, contemporaneità, tecnologia.
  • L’immagine di Victoria’s Secret è evoluta dall’iper-sexy al body-positive. Per estendere il business? Sì. Per allinearsi ad una cultura sempre più attenta all’inclusività? Sì.
  • Decathlon presenta una nuova brand identity (colori, icone, foto, tipografia, wording) – il rebranding è andato nella direzione della contemporaneità/innovazione per ‘dare forza’ ai nuovi store on-line.
  • L’elegantissima confezione delle nuove “Al Bronzo” Barilla è emblematica, no? Avete notato la texture grezza e la ruvidità al tatto del pack? Originalità, raffinatezza e artigianalità per trasmettere uno dei valori centrali dell’attualità: ‘volersi bene è uno stile di vita’.
  • Anche LEGO si è ‘rifatta il look’. Il rebranding ha rimodellato l’immagine per comunicare un prodotto ‘meno tradizionale’, forse meno ‘noioso’, più al passo coi tempi. Siamo quelli di sempre ma – giocare coi Lego, oggi – è più eccitante, coinvolgente, fantasioso.

Innovazione Agency.

Rebranding, vi aspettiamo in agenzia per parlarne. 

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